Una parola chiara da Confindustria?

Il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, si augura che prevalga il buon senso e che si faccia un governo capace di governare, possibilmente stabile, in grado di occuparsi, con una priorità assoluta: i problemi dell’economia reale. Fra questi, Squinzi ne pone uno gigantesco: la liquidazione dei debiti pregressi della Pubblica amministrazione, per un importo di 48 dei 71 e più miliardi di euro dovuti. Le cifre della recessione che Squinzi fornisce per sostenere la necessità di un governo non effimero e dotato di adeguati poteri decisionali sono il tasso di disoccupazione al 12 per cento e la decrescita del pil dell’8 per cento rispetto al 2007.
22 AGO 20
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Il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, si augura che prevalga il buon senso e che si faccia un governo capace di governare, possibilmente stabile, in grado di occuparsi, con una priorità assoluta: i problemi dell’economia reale. Fra questi, Squinzi ne pone uno gigantesco: la liquidazione dei debiti pregressi della Pubblica amministrazione, per un importo di 48 dei 71 e più miliardi di euro dovuti. Le cifre della recessione che Squinzi fornisce per sostenere la necessità di un governo non effimero e dotato di adeguati poteri decisionali sono il tasso di disoccupazione al 12 per cento e la decrescita del pil dell’8 per cento rispetto al 2007. La diagnosi del presidente di Viale dell’Astronomia è corretta. Ed è convincente la deduzione che occorra un governo per aggredire i problemi dell’economia reale, in grado di durare un biennio con una maggioranza adeguata al compito. La conclusione logica che si dovrebbe trarre dalle affermazioni di Squinzi è che egli, a nome della Confindustria, chieda un governo di coalizione sorretto dai due maggiori schieramenti guidati dal Pd e dal Pdl che hanno entrambi un programma per l’economia reale da cui si dovrebbe desumere, con un compromesso, quello del rilancio dopo il rigore all’interno dell’Eurozona.
Infatti il Movimento 5 stelle di Beppe Grillo non ha interesse al governo stabile e non ha un programma di rilancio per l’economia reale entro la moneta unica. Ma Squinzi non deduce, dalle proprie dichiarazioni, questa logica conclusione e si limita all’invocazione del governo autorevole, guidato dal buon senso, per aggredire la disoccupazione con una politica di crescita basata su più risorse alle imprese. Né spiega come si potrebbero pagare 48 miliardi di debiti pregressi delle pubbliche amministrazioni. Certo, ieri i commissari Ue agli Affari economici, Olli Rehn, e all’Industria, Antonio Tajani, hanno fatto capire finalmente che i pagamenti ritardati alle imprese da parte del settore pubblico potranno essere scontati ai fini della vigilanza europea sui conti pubblici. Ma se non s’intende avallare nuovamente politiche lassiste, l’unica via praticabile è quella di un governo che tenga insieme le forze più responsabili del paese. Non si chiede alla Confindustria di fare politica, ma di trarre le conclusioni delle sue tesi, perché questo non è proprio il momento per barcamenarsi.